Dopo un decennio di gelo diplomatico, Polonia e Bielorussia tornano a parlarsi al più alto livello. A New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha incontrato il suo omologo bielorusso Maksym Ryzhenkov. L’ultimo incontro noto tra i ministri degli Esteri dei due Paesi risaliva all’ottobre 2016.

Il colloquio arriva in un momento nel quale i rapporti di Minsk con l’Occidente stanno mostrando alcuni segnali di riapertura, soprattutto grazie alla diplomazia statunitense. Washington ha negoziato la liberazione di centinaia di prigionieri politici e ha avviato un processo di alleggerimento delle sanzioni. Allo stesso tempo, Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti stanno lavorando a un accordo per acquistare potassio bielorusso, in un ulteriore segnale di avvicinamento economico.

Per Varsavia, tuttavia, parlare con Minsk non significa necessariamente preparare un ritorno alla normalità. Sikorski ha definito l’incontro un primo confronto e ha spiegato che i temi discussi hanno riguardato soprattutto la situazione al confine e la sicurezza regionale. Ha inoltre confermato che i contatti tra i due Paesi proseguono anche ad altri livelli.

La frontiera polacco-bielorussa è il principale dossier sul quale Varsavia ha interesse a mantenere aperto un canale di comunicazione. Dal 2021, la Polonia accusa il regime di Alexander Lukashenko di aver favorito l’arrivo di migranti provenienti principalmente dall’Asia e dall’Africa e di aver utilizzato i flussi migratori come strumento di pressione contro l’Unione europea. In risposta, sono stati rafforzati la barriera fisica e i sistemi di sorveglianza lungo il confine.

Negli ultimi mesi, il numero di tentativi di attraversamento è tuttavia diminuito drasticamente. Secondo i dati citati da Sikorski, la riduzione ha superato il 98% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il ministro ha indicato proprio la situazione più stabile alla frontiera come uno degli elementi che consentono oggi di esplorare una possibile stabilizzazione delle relazioni.

Il tema ha anche una dimensione di sicurezza. Sikorski ha riferito di aver sollevato con Ryzhenkov la questione dell’utilizzo dello spazio aereo bielorusso da parte di droni e missili russi. La Bielorussia rimane infatti strettamente integrata nella struttura militare e strategica di Mosca e il suo territorio è stato utilizzato dalle forze russe durante l’invasione dell’Ucraina.

Un secondo elemento che ha contribuito alla riapertura diplomatica è la liberazione di prigionieri politici bielorussi. Tra questi figura Andrzej Poczobut, giornalista e rappresentante di primo piano della minoranza polacca in Bielorussia, liberato ad aprile dopo oltre cinque anni di detenzione. Il suo rilascio è avvenuto nell’ambito di un’iniziativa diplomatica sostenuta dagli Stati Uniti e da diversi Paesi.

Il dossier resta però controverso. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Viasna, in Bielorussia rimangono oltre 900 prigionieri politici. Reuters ha inoltre riferito che esperti delle Nazioni Unite hanno denunciato violazioni sistematiche dei diritti durante il procedimento giudiziario bielorusso.

Questo alimenta il dibattito sul significato delle aperture di Minsk: le liberazioni rappresentano un cambiamento concreto oppure costituiscono soprattutto una leva negoziale nei confronti dell’Occidente?

La questione diventa ancora più complessa alla luce del nuovo approccio statunitense. Washington ha progressivamente ridotto alcune sanzioni contro la Bielorussia e sta cercando di ottenere ulteriori liberazioni di prigionieri. Parallelamente, Trump ha annunciato l’intenzione di acquistare potassio bielorusso, una delle principali esportazioni del Paese.

Il processo non è però condiviso da tutti gli alleati europei. Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha sostenuto che non vi siano ancora motivi per allentare le sanzioni europee contro Minsk, citando la repressione interna, il sostegno alla Russia e le minacce ibride ai danni dell’Unione europea.

Per la Polonia, la questione centrale è quindi capire quanto spazio di manovra abbia effettivamente Lukashenko. Il presidente bielorusso dipende economicamente e militarmente dalla Russia, ma allo stesso tempo può utilizzare il dialogo con Washington e con i Paesi europei per ottenere vantaggi economici e diplomatici.

Il segnale più concreto della volontà polacca di mantenere aperto il canale è forse la decisione di procedere con l’apertura di un nuovo edificio dell’ambasciata a Minsk. Sikorski ha confermato che il progetto, iniziato nel 2021, sarà portato avanti.

Il linguaggio utilizzato dalle due diplomazie, però, riflette ancora aspettative diverse. Sikorski ha parlato del possibile sbocciare di un “bucaneve” se le condizioni saranno favorevoli. Il ministero degli Esteri bielorusso ha risposto rilanciando la metafora: “La diplomazia del bucaneve è un bel nuovo inizio. Ma noi puntiamo al raccolto”.

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